COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
095 7339000

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

Prenotazioni
095 7339000

Prenota una visita in privato o con assicurazione telefonicamente, oppure direttamente online

Contabilità
095 73390119
Direzione sanitaria
095 73390203
Direzione amministrativa
095 73390668
Ufficio stampa e comunicazione
095 73390764

Tumore del colon retto: marzo di prevenzione e focus sulla diagnosi

Marzo, a livello mondiale, è il mese dedicato alla prevenzione del colon-retto. Una patologia che è considerata la seconda causa di morte per tumore al mondo e che, nella maggior parte dei casi, vede la metà dei pazienti in cui si riscontra, giungere a diagnosi in condizioni avanzate. Eppure basterebbe ascoltare il proprio corpo, leggere i segnali che manda e, dai 50 anni in su, o prima in caso di familiarità, aderire ai programmi di screening che, anche in Sicilia, prendono l’esame del sangue occulto, che può identificare la presenza di un polipo da levare, per via endoscopica, per guarire per sempre da una patologia killer.

A chiarire quali sono i punti da conoscere è il dott. Giacomo Bonanno, responsabile del Servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Humanitas Istituto Clinico Catanese, che presenta sintomi e strumenti oggi disponibili per intervenire in tempo.

Dott. Bonanno, quali segnali è utile non trascurare?

Tra i sintomi più importanti c’è la presenza di sangue nelle feci con l’evacuazione. A questo si aggiungono difficoltà nell’evacuazione stessa, un senso di defecazione incompleta, improvvisa comparsa di stipsi, dolori addominali con difficoltà a emettere aria, un calo di peso, astenia, calo dell’appetito. Sono sintomi di allarme che possono far sospettare una neoplasia del colon, con indicazione all’esecuzione di una colonscopia.

Dopo i 50 anni, con che regolarità andrebbe fatto lo screening?

È importante allargare ulteriormente l’uso della ricerca del sangue occulto nelle feci e, superati i 50 anni, andrebbe effettuata anche più volte nell’anno. Spesso ci si accontenta di una sola valutazione annuale, mentre può essere utile ripetere la ricerca in giorni diversi, due o tre volte l’anno, per valutare meglio se sia il caso di procedere con una colonscopia che, ricordo, è un esame minimamente invasivo che può essere eseguito con una sezione blanda.

Cosa racconta un test delle feci?

Un test negativo non dà la certezza che non ci sia un tumore. Se, nonostante un test negativo, compaiono sintomi come improvvisa alterazione dell’alvo con comparsa di stipsi, dolori addominali, marcata astenia o inappetenza, è importante rivolgersi al proprio medico: con il supporto degli esami di laboratorio può essere posta indicazione alla colonscopia. Allo stesso modo, un test positivo non è sinonimo di malattia: sono diverse le condizioni che possono rendere positiva la ricerca del sangue occulto nelle feci, tra cui emorroidi, ragadi anali, malattia diverticolare o altre situazioni che comportano piccole perdite di sangue, persino un sanguinamento delle gengive. La decisione se effettuare la colonscopia dipende dalla valutazione del medico di famiglia e dell’endoscopista.

Oggi la tecnologia come aiuta nella diagnosi precoce?

Oggi, le ultime possibilità arrivano dal mondo della Ricerca, campo in cui si sta lavorando molto anche grazie all’avanzamento della tecnologia, per individuare marcatori tumorali che permettano una diagnosi precoce e quindi un trattamento più adeguato, con risultati migliori in termini di sopravvivenza. Tra le possibilità, c’è la Ricerca di marcatori che possono essere presenti nel sangue che poi si ritrova nelle feci, per questo è fondamentale la ricerca del sangue occulto fecale. Al momento non è ancora una realtà consolidata: si tratta di test svolti quasi in via di sperimentazione, con risultati molto buoni.

Che cosa è cambiato negli strumenti di diagnosi e cura?

La colonscopia, per esempio, oggi può avvalersi dell’intelligenza artificiale o della cromoendoscopia, esami che aiutano a visualizzare lesioni minime che potrebbero sfuggire all’operatore. Sul fronte chirurgico si è diffusa la chirurgia videolaparoscopica, che si associa anche all’uso dei robot. Per la terapia si parla di trattamenti personalizzati basati su caratteristiche genetiche individuabili nel pezzo asportato e anche di sviluppi più recenti come l’immunoterapia, che consente al sistema immunitario di riconoscere la cellula tumorale e di eliminarla.

Qual è il futuro della prevenzione?

L’obiettivo principale è l’associazione tra la ricerca del sangue occulto nelle feci e la ricerca di marcatori tumorali nelle feci. È una prospettiva di test non invasivo e facilmente diffondibile, come già avviene per il sangue occulto. Inoltre potrebbe essere effettuato anche in età più giovane, perché l’età di diagnosi del carcinoma del colon si è abbassata notevolmente: prima si consideravano i 50 anni, mentre oggi si osservano diagnosi anche al di sotto dei 40. Il mio consiglio è di ascoltare il proprio corpo, conoscere l’ambiente familiari in cui si è nati e sapere quindi se ci sono stati casi di tumore al colon. Infine, non avere mai paura di un sintomo e raccontarlo subito allo specialista.

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici
Torna su