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Tiroide, in Humanitas Catania diagnosi e cura passano da un team multidisciplinare

Una ghiandola piccola, ma capace di incidere su molti aspetti della salute. La tiroide regola la produzione di ormoni collegati al metabolismo e, quando il suo funzionamento si altera, può dare origine a condizioni molto diverse tra loro: noduli, gozzo, alterazioni ormonali e, in una percentuale più limitata, tumori.

Humanitas Istituto Clinico Catanese richiama l’attenzione sull’importanza di una valutazione specialistica corretta e di un percorso di cura condiviso, soprattutto quando il quadro clinico richiede l’intervento di più professionisti.

In Humanitas Catania la presa in carico delle patologie tiroidee coinvolge diverse figure: otorinolaringoiatri, endocrinologi, radiologi, anatomo patologi, chirurghi, oncologi e, quando necessario, specialisti in Medicina Nucleare. Un approccio multidisciplinare che permette di valutare ogni caso in modo completo, dalla diagnosi fino al follow-up dopo l’intervento.

Il team Tiroide di Humanitas Istituto Clinico Catanese è composto dal dott. Francesco Caruso, Capo dipartimento Oncologico, dal dott. Gaetano Castiglione e dalla dott.ssa Maria Gloria Marino, rispettivamente responsabile e vice responsabile della Chirurgia oncologica Generale, dalla dott.ssa Alessandra Tudisco, responsabile Otorinolaringoiatria, e, per la Chirurgia Generale, dalla dott.ssa Debora Fichera, dalla dott.ssa Nicola Musmeci, dalla dott.ssa Ada Cinquerrui e dalla dott.ssa Rossella Gioco.

Dal nodulo alla diagnosi: perché serve una valutazione precisa

Le patologie della tiroide sono più frequenti di quanto si possa pensare e interessano in percentuale maggiore le donne. Non sempre, però, vengono individuate allo stesso modo. In alcuni casi è il paziente a notare un rigonfiamento nella zona del collo; in altri, invece, il nodulo viene rilevato durante una visita o un’ecografia eseguita per altri motivi.

Non esiste, per la tiroide, un percorso di screening diffuso e conosciuto come accade per il tumore della mammella, del colon-retto o della cervice uterina. Questo anche perché, nella maggior parte dei casi, il tumore tiroideo presenta un comportamento meno aggressivo rispetto ad altre neoplasie.

“Questo non significa, però, che i controlli siano poco importanti”, spiega il dott. Francesco Caruso. “La valutazione specialistica consente di distinguere i casi che possono essere monitorati da quelli che richiedono ulteriori approfondimenti o un trattamento chirurgico”.

La presenza di un nodulo tiroideo, infatti, non indica automaticamente una patologia tumorale. Solo il 3-5% di tutti i noduli della tiroide corrisponde a forme tumorali maligne. Per questo motivo è fondamentale interpretare correttamente le caratteristiche del nodulo e il quadro clinico complessivo.

“La valutazione deve essere sempre precisa”, spiega la dott.ssa Alessandra Tudisco. “Il nodulo può essere notato dal paziente come un rigonfiamento nella zona del collo, oppure emergere durante controlli eseguiti per altri motivi. In base alle caratteristiche ecografiche, alle dimensioni, alla crescita nel tempo, al risultato citologico, ai sintomi compressivi e al quadro clinico generale, si decide se monitorarlo, approfondirlo con agoaspirato o indirizzarlo alla chirurgia”.

L’agoaspirato permette di analizzare le cellule del nodulo. Il risultato viene espresso attraverso la classificazione TIR, da 1 a 5: si parte dai casi in cui sono necessari ulteriori esami, si passa dai quadri benigni a rischio molto basso, fino ad arrivare alla citologia maligna conclamata, indicata come TIR5.


Quando la chirurgia diventa parte del percorso di cura

La chirurgia tiroidea non è indicata in tutti i casi. Può diventare necessaria quando il gozzo raggiunge dimensioni importanti, quando la tiroide produce ormoni in eccesso o quando viene diagnosticato un tumore.

“Le principali indicazioni chirurgiche sono tre”, spiega il dott. Gaetano Castiglione. “La prima riguarda il gozzo voluminoso, che può causare difficoltà nel transito degli alimenti, alterazioni della voce, fastidio nella respirazione o senso di compressione al collo. La seconda è l’iperfunzione tiroidea, cioè una produzione eccessiva di ormoni che accelera il metabolismo e può avere conseguenze importanti, soprattutto dal punto di vista cardiologico. La terza è la diagnosi di tumore della tiroide”.

Anche nell’ambito oncologico, i quadri possono essere differenti. Spesso la prognosi del tumore tiroideo è favorevole, ma esistono forme più aggressive, come il carcinoma midollare e il carcinoma anaplastico, più rare e più complesse da trattare.

Secondo i dati ufficiali del P.N.E. 2025, riferiti all’anno 2024, in Sicilia sono stati effettuati 775 ricoveri per intervento chirurgico per tumore alla tiroide. Di questi, il 13%, pari a 96 casi, è stato trattato in Humanitas Catania.

Dopo l’intervento, il percorso del paziente prosegue con il follow-up endocrinologico e con l’impostazione della terapia ormonale sostitutiva.

La maggiore attenzione verso la salute tiroidea ha cambiato anche il momento in cui i pazienti arrivano alla valutazione specialistica. In passato erano più frequenti casi di gozzi molto voluminosi, trascurati per anni perché poco dolorosi o apparentemente non invalidanti. Oggi, invece, una cultura del controllo più diffusa consente più spesso di intercettare le alterazioni in una fase in cui è possibile agire in modo più precoce e mirato.


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