È uno dei tumori più diffusi, soprattutto tra gli uomini, talvolta asintomatico o comunque manifesto attraverso sintomi ritenuti spesso dal paziente di poco rilievo. Risulta una delle patologie più debilitanti e più difficili da curare rispetto ad altri tumori urologici, anche in ragione dei sintomi che alle volte si manifestano tardivamente, per cui è importante la diagnosi precoce. “È fondamentale che si lavori sinergicamente con i medici curanti e si svolga l’attività di sensibilizzazione circa i fattori di rischio, informando adeguatamente i pazienti ed incentivando, quindi, la prevenzione secondaria tramite le visite di controllo – spiega il dott. Giuseppe Costantino, Medico specialista in Urologia di Humanitas Centro Catanese di Oncologia. Il tumore alla vescica è spesso silente, specialmente all’esordio e non esistono attualmente markers tumorali che ne possano diagnosticare precocemente la comparsa, come accade per il tumore della prostata attraverso il dosaggio del PSA nel sangue”.

 

I fattori di rischio

“Il tumore alla vescica è una delle forme neoplastiche più sensibili agli agenti cancerogeni – prosegue – quali, in primo luogo, i metaboliti della nicotina contenuta nel fumo di sigaretta e ad alcuni particolari composti chimici, utilizzati nell’industria. Talvolta, il tumore alla vescica è diagnosticato nei pazienti già trattati con radio o chemioterapia a cui precedentemente era stato diagnosticato un altro tumore”.

Come si fa la diagnosi?

 “Il sintomo principale del tumore vescicale è l’ematuria – interviene il dott. Gaetano Mazzone, Medico Specialista in Urologia di Humanitas Centro Catanese di Oncologia – che consiste nella presenza di sangue nelle urine, può essere di piccola entità (micro ematuria) o ben visibile (macro ematuria); talvolta, sono presenti sintomi moderati, quali alcuni disturbi della minzione (pollachiuria, stranguria). In questi casi è bene informare il medico: se il sintomo persiste, in particolare nei soggetti a rischio, il principale accertamento diagnostico cui il paziente deve sottoporsi è l’ecografia addome completo che può indicare la presenza di un tumore. Nel caso sia negativa è bene eseguire una cistoscopia (in ambulatorio o in anestesia locale), esame endoscopico utile ad individuare eventuali piccoli tumori, non visibili con gli esami radiologici. A volte, si consiglia l’esecuzione di una TAC prima di una cistoscopia poiché i tumori urologici sono di origine uroteliale, cioè prendono il via dall’epitelio che riveste internamente tutto l’apparato urinario. Quindi, il tumore potrebbe essere localizzato più in alto, nell’uretere o nella pelvi renale, rischiando di non essere individuato con la sola cistoscopia. Se il tumore è stato, invece, evidenziato da una ecografia o da una TAC, si effettuerà un intervento endoscopico che vede l’uso di uno strumento detto resettore, con cui asportare la neoplasia e valutare la stadiazione, ovvero lo studio della diffusione di un tumore al momento della diagnosi o nel follow up. Qualora la neoplasia sia già infiltrante al momento della diagnosi, il trattamento del tumore vescicale è necessariamente chirurgico, e consiste nell’asportazione completa della vescica (cistectomia radicale)”.

 

E’ possibile agire preventivamente?

“La prevenzione può fare molto – conclude il dott. Costantino – l’importante è non sottovalutare mai i sintomi. Il consiglio, dopo i 50-60 anni, è di sottoporsi a una visita urologica e ad un’ecografia dell’addome completo al fine di rilevare l’eventuale presenza di neoplasie nella fase iniziale e poter intervenire preservando la qualità di vita del paziente”.